Musica, suoni, parole, performance: Maria ci racconta

Ciao Maria, benvenuta nel mio blog. Vorresti parlarci di questo nuovo progetto chiamato Rovèran e come si pone rispetto al tuo attuale lavoro di attrice performer e musicista? 

Ciao Joe, allora questo progetto nasce dall’esigenza di portare alla luce il frutto maturo di un percorso che ha origine nella recitazione e che sin da subito si è manifestato anche a livello musicale.  Quindi ho iniziato recitando, e a partire dal mio primo film è nata una collaborazione musicale con il regista del film stesso..Mi ero accorta che questi due linguaggi esprimono in maniera complementare stati d’animo, concetti ed emozioni in maniera ricca e assolutamente imprescindibile l’una dall’altra. Negli anni è venuto sempre più a confermarsi questo gioco osmotico tra la recitazione e quindi il lato visivo, e la scrittura per il canto.

Come abbiamo iniziato a collaborare?

Ho iniziato a collaborare con te Joe su vari fronti e anche a livello linguistico in progetti ad hoc: Abbiamo lavorato anche dal punto di vista cinematografico, collaborando ad esempio nel film Effetto Domino di Alessandro Rossetto, presentato al Festival di Venezia, ma anche a livello teatrale con una concept soundtrack creata per un nuovo spettacolo di Marco Paolini.

Cosa fa nascere il progetto Rovéran?

Rovèran nasce dal desiderio di far parlare i linguaggi della musica e del visual, attraverso la loro orchestrazione, così da poter creare un unicum che possa amplificare il messaggio che desidero portare. E’ un messaggio che a che vedere con il senso di pienezza che trovo in quelle che sono le emozioni del contatto: con i personaggi che interpreto, con il corpo, con la musica e l’espressione sonora. Con questo mood ho coinvolto te, Joe, nel continuare a lavorare in maniera più sperimentale in questo progetto, perché lo sento finalmente la reale espressione di un percorso iniziato qualche anno fa, e che oggi prende una forma che stiamo definendo, comunque ancora in evoluzione, che vede l’immagine e la musica insieme, per esprimere un atto performativo.

Si parla molto di sperimentazione, tu come la concepisci in questo progetto?

Credo che non stiamo facendo sperimentazione fine a se stessa, ma qualcosa che comunichi un maggiore universalità… questa è la direzione che mi interessa. Mentre prima scrivevo da sola e arrivavo in studio con delle “canzoni” già pronte, ora mi capita di scrivere proprio mentre stiamo lavorando insieme e lo faccio lasciandomi ispirare dalle note, dagli accordi e dalle melodie che tu, Joe, componi e dalle le texture che mi proponi. E’ capitato di iniziare con un testo e poi cogliere dall’andamento melodico della tua composizione una diversa esigenza tematica e quindi trovo una maggiore possibilità di indagine nello scrivere, una maggiore libertà e una differente modalità di ascolto.

Musica e suoni che sono anche destinati all’immagine, nascono prima o dopo della stessa?

Questo è un tema importante. In realtà, insieme a Furio Ganz, il video artist nel progetto Rovèran, con te e anche insieme a Matthew S, produttore e sound designer, abbiamo approcciato entrambe le possibilità: sia di un’immagine che arriva prima, sia del contrario, partendo da un brano prodotto in studio, lavorando poi a livello performativo e visual con Furio, avendo il  brano già prodotto. L’approccio è ovviamente diverso. Da subito quello che mi ha incuriosito è partire dall’immagine. Ho provato a pensare a una interdipendenza tra video e musica, e quello che io riesco a fare, lavorando in studio con te è riuscire a leggere l’immagine e interpretarla attraverso uno sguardo che diventi anche udito, che si faccia anche orecchio, fino al momento in cui riesco ad interpretare l’immagine e a darle voce. Questo è quello che trovo interessante fare quando siamo in studio! Ed è quello che ci stiamo facendo per i prossimi progetti visual-sound-musicali.

La nostra collaborazione, qual’è la tua visione?

Beh..prima di tutto, due parole sul come è nato il nostro rapporto artistico e creativo…

Joe Schievano, è anche quel chitarrista, che è un certo punto ti sbuca sul palco e non sai chi è… all’inizio è stato proprio così Joe! Perchè io ero sul palco dello Sherwood Festival e tu sei salito sul palco per sostituire un chitarrista..io mi sono girata cerso di te, ti ho stretto la mano e..non sapevo nemmeno chi fossi!…Abbiamo iniziato a suonare insieme così, senza conoscerci per nulla e subito davanti al pubblico caloroso dello Sherwood. E’ stato molto emozionante…una grande serata!

Comunque da lì è nata una collaborazione artistica. Per quello che mi riguarda, per le mie collaborazioni, preferisco sempre scegliere su due piani: preferisco persone che non solo reputo ovviamente competenti, in gamba e capaci, ma anche con capacità creative su più livelli. Anche sul piano umano.

Quindi non mi accontento del puro “saper fare”: quello che mi appassiona nel creare un sodalizio artistico qual è il nostro, è ricercare anche un tipo di umanità e di personalità che possano essere d’aiuto nello spingerci a ricercare, a provare e a sperimentare insieme, permettendoci di rimanere sempre aperti alle novità e ai cambiamenti possibili.

Io restituisco ai miei collaboratori i testi che scrivo e gli input creativi che percepisco e questo diventa un gioco creativo che ad un certo punto si auto alimenta, in maniera relazionale vicendevole. La cosa che più mi appassiona nel nostro lavoro insieme, Joe, è che non ci sono mai momenti di affanno o di pesantezza perchè anche i momenti critici diventano momenti creativi. E’ questa l’esperienza per me più bella legata al lavoro che faccio in studio con te. E ciò mi ha permesso anche di “uscire allo scoperto”, di chiarare tutte le mie intenzioni artistiche, le mie visioni, le perplessità e i dubbi, senza vergognarmene, ma cercando di trovare insieme una strada percorribile. 

Secondo me è proprio grazie a questo nostro modo di lavorare che oggi possiamo guardare avanti con dei progetti molto personali e allo stesso tempo universali. permettendoci di rimanere sempre aperti alle novità e ai cambiamenti possibili,

Io credo, molto audaci.

by JS

Senti di dare un valore diverso tra il tuo essere attrice e cantante?

Quello che mi interessa è concentrarmi sul far arrivare il mio sguardo e la mia personale percezione del tutto lavorando però su concetti che reputo universali e mi interessa farlo attraverso sia il linguaggio della messa in scena e della recitazione che della musica stessa.Credo nella forza dei diversi linguaggi espressivi e nella potenza della loro orchestrazione: credo che, facendoli vivere in maniera complementare e armonica tra loro, il messaggio portato arrivi con maggiore intensità e migliore completezza.

Inizialmente vieni da una scrittura riferita alla forma canzone, poi piano piano hai iniziato ad evolvere verso forme musicali diverse, quindi questo sarebbe l’indirizzo del nuovo progetto, cosa ne pensi di questa evoluzione e come la vedi proseguire nel modo di scrivere?

Sono partita, come dicevamo, già da Piccola Patria, con una scrittura di stampo molto cantautorale, partendo addirittura dalla mia lingua di origine che è la lingua dialettale. Quindi, dal dialetto veneto, ho in seguito iniziato a scrivere in italiano scrivendo testi, sempre con una struttura ben definita. Questa scrittura si è concretizzata anche attraverso le mie esperienze cinematografiche, lavorando sul set e osservando ciò che lì accade e avendo la fortuna di lavorare con vari artisti, anche a teatro, ascoltando il lavoro dell’orchestra nell’Opera da tre soldi, piece di cui sono stata interprete. Insomma, ho maturato nel mio percorso cinematografico e teatrale un senso dello scrivere che poi piano piano è andato a modificarsi nel tempo. 

Ora, con il progetto Rovéran stiamo arrivando a una nuova concezione e modalità di scrittura che cerca di slegarsi dal formalismo della struttura canonica. Dalla metrica ad esempio, che di solito era mia consuetudine, si approda ad un utilizzo dell’eco della parola, che non è più soltanto portatrice di un messaggio ma anche di un suono. Quello che mi affascina è come le parole possono veicolare emozioni, anche semplicemente per il loro suono. Ciò non significa andare su testi che non abbiano significato, ma lasciare un maggiore respiro a chi ascolta con l’intento di donare maggiore possibilità di interpretazione e di fruizione. Questo è il mio obiettivo e questo mi permette anche di ricercare e comunicare maggiore libertà. 

Matthew S, Joe e Furio Ganz